La giornata era iniziata come al solito. Il parco soleggiato, le risate dei bambini, le anatre sull’acqua. Le famiglie erano sedute sull’erba, qualcuno faceva le bolle di sapone, altri si fotografavano vicino alla fontana. Tutto era tranquillo, finché al centro dello stagno non si formò un’increspatura.
All’inizio nessuno ci fece caso. Il vento, pensarono. Ma le increspature si intensificarono, formando dei cerchi. L’acqua tremava, come se qualcuno la spingesse verso l’alto dall’interno. Una coppia di anatre improvvisamente si alzò in volo, e allora tutti videro qualcosa di scuro, lucido e scivoloso che emergeva dalle profondità.
Qualcuno gridò. Sulla superficie apparve una forma lunga e nera, spessa come un serpente. Si contorceva lentamente, sollevandosi sempre più in alto. La gente balzò in piedi e cominciò ad allontanarsi, qualcuno afferrò un bambino, qualcuno corse verso l’uscita. Una donna gridò:
«Signore, che cos’è?!».
L’uomo vicino all’acqua cercò di avvicinarsi, ma in quel momento il “serpente” si mosse bruscamente e dall’acqua emerse un bordo metallico. E poi un altro. La gente rimase immobile. Non era un essere vivente. Era un enorme frammento ricurvo di qualcosa di vecchio: metallo lucido, ricoperto di limo, con crepe e strani simboli sul lato.
Qualcuno gridò:
«È un tubo!», ma la voce tremava. No, era qualcos’altro.

Quando i soccorritori arrivarono, tirarono l’oggetto a riva. Sotto uno spesso strato di fango si intravedevano delle lettere.
“USN – RICERCA APPROFONDITA, 1964”.
Gli scienziati continuarono a discutere a lungo. Alcuni dicevano che fosse parte di un drone sottomarino risalente alla Guerra Fredda, altri che fosse qualcosa che non avrebbe dovuto trovarsi in quel luogo.
Ma chi lo vide con i propri occhi ricordò un’altra cosa: quel giorno l’acqua non fu più calma. Anche mesi dopo, quando il vento soffiava sulla superficie, sembrava che sotto ci fosse ancora qualcuno che si muoveva.
