Dopo dieci anni di assenza dal palcoscenico, Rosita Celentano torna a teatro con un testo che la rappresenta più di quanto sembri. Lo spettacolo è “L’illusione coniugale”, firmato dal drammaturgo Eric Assous, e parla di tradimenti, complicità e fragilità delle relazioni. Temi che Rosita sente profondamente suoi.
A sessant’anni, la figlia del Molleggiato guarda alla propria vita sentimentale senza rimpianti e senza filtri. Si definisce single e serena, anzi qualcosa di più. “Sono una zitella molto soddisfatta”, dice con un sorriso che non lascia spazio a interpretazioni.
Il tema del tradimento non è nuovo per lei. Ne aveva già parlato nel suo libro “Grazie a Dio ho le corna”, raccontando esperienze personali che l’hanno segnata. Rosita non nega il dolore, ma ne riconosce il valore. Spiega che le ferite, per quanto profonde, servono a crescere e a capire meglio se stessi. Oggi si sente felice anche perché sa di non essere sola, circondata da amici veri che rappresentano una presenza costante nella sua vita.

Quando parla di coppia, lo fa con lucidità. La vita coniugale, per lei, è un’illusione bellissima che va voluta con forza. La vera complicità, spiega, è quella che resiste anche quando le cose vanno male. Non idealizza, ma non rinnega il valore di un legame costruito con impegno.
Nel suo racconto torna inevitabilmente l’esempio dei genitori, Adriano Celentano e Claudia Mori. La loro storia d’amore, lunga e complessa, resta per lei un caso raro. Una relazione che non è mai stata semplice, ma che ha resistito grazie alla volontà di crederci in due, senza mollare nei momenti difficili.

Per Rosita, la lealtà è un valore fondamentale. È la certezza che, quando stai per crollare, qualcuno non ti lascerà cadere. Questo tipo di lealtà l’ha conosciuta nella relazione più importante della sua vita, quella con Mario Ortiz dei California Dream Men. Racconta che fu proprio lui, con grande onestà, a confessarle quando iniziò a guardare altre donne. Si separarono, ma lui non sparì mai dalla sua vita.
Nei momenti più duri, come la perdita del bambino che aspettava, Mario fu la persona che chiamò. E lui c’era. Presente, senza condizioni. Un legame che ha superato la fine dell’amore, trasformandosi in qualcosa di più profondo.
Oggi Rosita accetta il tempo che passa e non sente il bisogno di nascondersi. Le rughe non la spaventano. Si paragona all’arte giapponese del Kintsugi, che non cancella le crepe, ma le valorizza con l’oro, rendendo l’oggetto rotto ancora più prezioso. Così si sente lei: cambiata, segnata, ma autentica. E profondamente soddisfatta.
